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SAN MARCO NOVENTA 0 - PERAROLO 2

U.S. Perarolo - 2006/2007 Filed Under:
La domenica perfetta inizia venerdi sera. La quasi totalità dei giocatori dell'US Perarolo, eccezion fatta per un manipoli di mormoni dello Utah impegnati in celebrazioni religiose, si ritrova a partire dalle ore 20 per una sobria cenetta a lume di candela presso i locali de "il makkarone". I ragazzi hanno amabilmente conversato per ore ed ore con un bicchiere di cognac in mano e la musica del clavicembalo che accompagnava i loro filosofici pensieri. Paja Onga ha rimato un poema epico in quartine estroverse dal titolo "son triste chè m'han tolto una ciste", mentre Berni ha decantato le gesta delle donne da egli conosciute nei suoi recenti viaggi nelle terre d'Oltralpe ed Alemagna, per non parlare di quelle quattro sgualdrine polacche. Il tutto è stato documentato dalla maestria estetica di Simone Piedone Feisbuk Ferraresso, le cui foto sono già disponibili presso il rotocalco elettronico da cui prende uno dei due soprannomi.
Insomma, un'atmosfera settecentesca che ha caricato a molla i giocatori, scesi sul campo di giuoco con la necessaria concentrazione e le giuste motivazioni, consci anche del fatto che quello che passava era l'ultimo treno per il sogno promozione.
Il Baffo, che per la prima volta in stagione ha a disposizione tutto l'organico, fa accomodare in panchina Camacho e Kiba Cavallo preferendo al loro posto Trivella e Totò e disegnando un 4-4-2 richiesto a furor di popolo.
Nei fatti, mai come nella partita di ieri, la squadra si disporrà con un offensivissimo 4-3-3, almeno fino a quando la somma dei giallorossi, ieri in bianco, sarà 11.
E' Trivella, presentatosi per l'occasione con un nuovissimo look da naziskin, a dirigere la difesa e a prenderei gradi di capitano. Al suo fianco Jackie, Bernoccolo, Mr. Lui e Saponetta Buccia d'Arancia Beccò compongono la retroguardia difensiva; a centrocampo Totò, Fefè e Paja Onga compongono la cerniera di raccordo con l'attacco che sarebbe formato dai soli Pato e Paolo, ma che - come anticipato - vede Luca dispiegato nel ruolo di ala sinistra. Di fronte un'avversaria data tra le pretendenti alla promozione, se non addirittura come favorita al primo posto assoluto, una rosa di 40 giocatori, figlia di una fusione tra due blasonate società dei quartieri orientali di Padova, un allenatore che pare sia Mourninho e un attaccante da 8 reti in altrettanti match. Più il parrucchiere del Baffo che in qualche modo c'entra nel discorso, anche se nessuno, nonostante l'aneddoto sia stato svelato ai 4 venti, ha capito perché e percome. Ma tutto fa brodo, e che brodo! Già dopo tre minuti gli ospiti rischiano di passare in vantaggio quando Luca Pajaro, solo soletto, spara alto un pallone da pochi passi. Brividi sulla schiena dei padroni di casa, e brutti presentimenti nelle teste del Perarolo, che di occasioni ne ha sbagliate parecchie nelle ultime sfortunate prestazioni.
Ma anzichè abbattersi, la formazione d'OltreBrenta preme ancor di più sull'acceleratore e, senza esporsi al contropiede, prende possesso del terreno di gioco. Salvo, tornato a destreggiarsi con una palla al piede anzichè un rosario tra le mani, disegna traiettorie geometriche, Paolo lotta su ogni pallone, Luca è una vera spina nel fianco della macchinosa retroguardia del San Marco, e la rete di Pato al ventesimo è il giusto coronamento di un predominio assoluto. Sugli sviluppi di un cross dalla sinistra, Fefè prova la rovesciata acrobatica: l'esito è tutt'altro che spettacolare ma quello che doveva essere un tiro si trasforma in un assist per il lucano, che è lestissimo a calciare in rete sorprendendo difesa e portiere.
Il San Marco reagisce, e infastidisce Beccò con un paio di calci piazzati velenosi, ma Trivella e soci riescono sempre a sbrogliare la matassa e a riproporsi in attacco. E chi di punizione cerca di ferire, di punizione perisce: Salvo pennella al centro dell'area, respinta sbilenca della difesa ed ecco che arriva il classico gol dell'ex. Paolo non ci pensa un attimo e scarica in porta tutta la rabbia accomulata domenica scorsa e il rancore verso la società per cui ha militato per molti anni.
A questo punto la partita è virtualmente chiusa: il San Marco cerca di mescolare un po' il centrocampo ma sono vani esercizi di stile. Il Perarolo però non vuole chiudere il match con troppa tranquillità e si lascia coinvolgere da una bagarre del tutto inutile, con il risultato che Fefè viene ammonito e cinque minuti più tardi, quando l'ammonizione serve davvero per fermare un avversario lanciato verso la porta, ecco che scatta il rosso. Il baffo è giustamente furioso e deve correre ai ripari durante il riposo, lasciando Paolo da solo in attacco e spostando Pato sulla linea dei centrocampisti, per evitare le prevedibili sfuriate dei cursori casalinghi. Tuttavia, al rientro dagli spogliatoi, sono gli ospiti ad avere in mano il colpo del definito, inappellabile ko. Prima con lo stesso Pato, che cerca di sorprendere il portiere avversario da fuori area dopo una perfetta azione in contropiede, e poi con Trivella che spizzica di testa il corner calciato da Salvo, la palla percorre tutta l'area di rigore ma purtroppo non trova nessuna maglia bianca a ribadirla in rete.
A quel punto il San Marco reagisce e prende possesso del match, grazie alla superiorità numerica e ai primi accenni di vecchiaia da parte di Salvo, più nella testa che nel corpo. Ma di occasioni vere e proprie i giallorossoneri non ne creano, e più aumentano i centimetri in attacco, più la retroguardia perarolese ha buon gioco. Non è un assedio quindi, quello cui si assiste dalla tribuna (tribuna che peraltro ospita Pano, ex giallorosso che ora milita nella caminese e la cui partita è stata sospesa per squaraus del direttore di gara) ma uno sterile tentativo di accorciare le distanze, frustrato ogni volta dagli anticipi di Berni, dalla fisicità di Jackie e PajaOnga, dalla grinta di Trivella, dal neurone di Pato e dalla fierezza di appartenere alla razza che del Presidente degli Stati Uniti di Bernoccolo. L'unico vero pericolo che corre la porta di Beccò è a pochi minuti dal 90° quando Beda si fa tutto il campo in solitudine, e scaglia un pepitone da fuori area. Con la sicurezza tipica dei grandi portieri, Saponetta accompagna con lo sguardo la palla... sulla traversa... e in qualche modo fa sua la sfera dopo che questa rimbalza abbondantemente fuori dalla riga. Il triplice fischio arriva con qualche attimo di ritardo, ma sancisce una vittoria meritatissima e mai in discussione, nonchè il rilancio delle quotazioni perarolesi presso il borsino della terza categoria.

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The Frazionale Curse strikes back

U.S. Perarolo - 2006/2007 Filed Under:

Così come l'anno scorso fu durissima sfatare il taboo del frazionale, anche quest'anno, dopo un promettente avvio tra le mura amiche, il Perarolo deve registrare una certa ritrosia a far punti in casa. Dopo l'inopinata sconfitta con la Caminese di settimana scorsa, la squadra del baffo porta a casa un'altro risultato negativo, stante lo 0 a 1 con il quale il Pianiga mantiene il primato in classifica.
Risultato bugiardo, figlio di un pasticcio difensivo, e frutto più della sfortuna dei padroni di casa che dei meriti degli ospiti. Una volta ancora, la formazione titolare è la formazione tipo ed è l'unica possibile: Beccò tra i pali, Cugino e Pennywise sulle fasce, Camacho e Jack a formare la coppia centrale; centrocampo a base di Fefè, Luca Pajaro e Berni; Kiba, Pato e Paolo a formare il pacchetto offensivo.
La partita inizia in sordina, con le due squadre che cercano di controllare il gioco ma non hanno ancora voglia di affondare: la prima occasione capita al quarto d'ora del primo tempo, allorquando Cugino fa sua una respinta avversaria e da tre quarti campo spara un bolide che va ad incocciare l'interno della traversa, con la palla che rimbalza - immaginiamo - fuori dalla linea di porta e ritorna in gioco. La scarsità di attaccanti giallorossi, ieri in biancorossoverde, all'interno dell'area determina tuttavia l'impossibilità di alimentare l'azione offensiva, men che meno di cocretizzarla. Sul capovolgimento di fronte il Pianiga passa in vantaggio: cross dalla fascia sinistra, Luca salta ma non prende la palla, disorienta Camacho di quel tanto che basta al centravanti avversario per calciare una provola verso Beccò il quale parte con un attimo di ritardo e vede la palla accasciarsi mollemente a fil di palo, alle sue spalle. La reazione del Perarolo non tarda, ed è Jack a cercare di pareggiare i conti: il suo stacco imperiale è perfetto per tempismo e potenza, ma la palla sorvola di qualche centimetro la traversa. La pressione della squadra del Baffo è costante, e per forza di cose si aprono dei varchi per gli attaccanti ospiti. Pur cincischiando un po' troppo, Camacho e compagni riescono sempre a cavarsela egregiamente fino a quando, a pochi minuti dal termine della frazione, lo stesso capitano giallorosso si vede fischiare un rigore contro per presunto atterramento del numero 11, che prima e dopo si dimostrerà particolarmente abile nell'arte del saltino. Azione non chiarissima, ma Beccò testimonia a favore del suo compagno di squadra e tanto ci basta.
Da segnalare anche il simpatico siparietto che Camacho stesso mette in piedi con l'arbitro:
"Arbitro, ma che ca**o hai fischiato???"
"Capitano lo hai...la pa...be be...gn gn..."
"Ecco vedi, non sai neanche dirlo..."

Ad ogni modo, lo stesso numero 11 si incarica della trasformazione, e... signori, mettete le catene da neve in bagagliaio: Beccò para.
Faccio lo spelling:
B-E-C-C-O-'-P-A-R-A-I-L-(-U-N-)-R-I-G-O-R-E
Il fatto è cosi straordinario, clamoroso che i difensori giallorossi devono strabuzzarsi gli occhi prima di avventarsi verso la palla e allontanare definitivamente la minaccia.

C'è ancora il tempo di vedersi negato un rigore e di assistere ad una punizione di Paolo che lambisce la traversa, dopodichè l'arbitro manda tutti negli spogliatoi.
Il mister non ha granchè da rimproverare ai suoi, se si escludono certe leggerezze in fase di interdizione, per il resto però, fino ad ora, la squadra ha tuttaltro che demeritato, e il risultato, per quanto ingiusto, non si può certo considerare chiuso.

La ripresa inizia infatti con un Perarolo arrembante, che provo a sfondare la solida retroguardia avversaria con diverse azioni dalla fascia destra e qualche incursione centrale. Pur senza creare dei veri e propri brividi al portiere avversario, la pressione è davvero notevole e meriterebbe una conclusione favorevole al team casalingo. Così non è, e dopo un quarto d'ora, fatalmente, si deve rifiatare: complice anche il cambio di tutto il reparto offensivo ospite, la partita si rimette sul piano dell'equilibrio, per quanto le punte neo entrate non siano all'altezza delle precedenti, sono comunque fresche di bucato, e creano qualche grattacapo alla difesa. Alla mezzora l'occasione del pareggio capita sui piedi di Paolo, che si gira abilmente in area e calcia sul primo palo, ma il portiere ci arriva per miracolo. Il Pianiga gioca solo di rimessa e beneficia anche di un'inattesa superiorità numerica allorquando il neo entrato Icio si fa espellere in un battibaleno per proteste a seguito di un fallo. Beccò si guadagna ancora gli applausi del Frazionale con un'intervento d'istinto a tu per tu con l'attaccante, ma per il resto la partita non offre più spunti notevoli. Il Perarolo non merita la sconfitta, ma se ne va a casa, anzi ci è già, con le pive nel sacco, per la seconda giornata consecutiva.
Nel fatturato del match pesano alcune scelte avventate dei giocatori, che a volte dimostrano poca lucidità, ma pesa in particolare la cronica scarsità di giocatori: giornata dopo giornata gli uomini a disposizione del Baffo sono sempre contati, e sostanzialmente non c'è possibilità di cambiare il volto alla squadra a partita in corso. Basta pensare a come gli avversari, pur perdendo qualcosa in termine di qualità, abbiano ripreso controllo della partita permettendosi il lusso di cambiare tre attaccanti su tre: una facoltà che non è concessa al Perarolo, che non ha un piano di riserva. In settimana pare arrivino due nuovi rinforzi, ma per come stanno le cose al momento, ci vorrebbero almeno quattro o cinque innesti. La stagione entra nel vivo, e domenica sarà importantissimo tornare a fare risultato: il distacco con le prime in classifica è già piuttosto evidente, e il Perarolo non si può concedere il lusso di ulteriori passi falsi.


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US PERAROLO 1 - CAMINESE 2

U.S. Perarolo - 2006/2007 Filed Under:
Un tiro per tempo: due gol; tre parate decisive, un rigore sbagliato all'ultimissimo istante: un gol. Si potrebbe sintetizzare così l'amara sconfitta, la prima interna, del Perarolo Calcio, che dopo la buona prestazione offerta 7 giorni fa nel temibile campo del Correzzola compie due o tre passi da gambero e si ritrova a fare i conti con una classifica deficitaria.
E' difficile stabilire laddove inizino i meriti della compagine avversaria, ed in particolar modo del loro numero 1, e dove invece inizino i demeriti della formazione del Baffo: la partita è stata tutt'altro che bella e ben giocata, ed in particolare nel primo tempo i giallorossi, ieri in giallorosso, hanno palesato una preoccupante latitanza di gioco razionale, affidando tutta la manovra a lanci lunghi che hanno fatto la fortuna della rocciosa difesa avversaria, tanto puntuale sulle palle aree quanto lenta ed impacciata in occasione delle sin troppo azioni manovrate. 
"Forse la partita sarebbe andata diversamente se non avessimo preso quel gol da polli dopo pochissimi minuti: non avessimo dovuto rimontare sin da subito, forse avremmo impostato il match su un binario più razionale... e invece ci siamo fatti prendere dalla foga, e solo una volta raggiunto il pareggio abbiamo dimostrato le nostre capacità". In effetti l'inizio del match è subito in salita per i locali: passano meno di dieci minuti e la caminese va in vantaggio sugli sviluppi di una punizione battuta dalla trequarti. Il lesto capitano e numero 10 in divisa bianca piomba sul primo palo e batte a rete di prima intenzione, cogliendo impreparata tutta la retroguardia del Perarolo, panchina compresa. E come descritto puntualmente dal Baffo, la reazione dei ragazzi è tutt'altro che ordinata: i lanci lunghi intesi a servire i gemelli lucani fanno il gioco degli ospiti, che non ci pensano due volte a rinviare alla viva il parrocco, e se poi ci scappa un minimo di contropiede, tanto meglio. Anche a centrocampo la partita è appannaggio della caminese, che, più o meno lecitamente, da un tono piuttosto maschio al match. Il Perarolo non si tira indietro, ma certo l'arbitro potrebbe sanzionare con più continuità le trattenute e le spinte che si susseguono: la redazione gli è tuttavia solidale, poichè comprende perfettamente che dirigendo una partita ad almeno 25 metri di distanza dal punto dove si trova la palla, alcuni errori si possono ben commettere! "Non vogliamo cercare alibi" commenta il capitano di giornata Trivella, rientrato nella posizione di libero per il turno di stop autoconcessosi da Camacho "ma qualche cartellino giallo in più ci stava, e magari la storia del match sarebbe cambiata". Mentre raccogliamo interviste e snoccioliamo sentenze, sono trascorsi circa 25 minuti dal fischio d'inizio ed è tempo, finalmente, di pareggio! Anche in questo caso galeotta fu la punizione: Zaghetto calcia sul secondo palo, Fefè fa un'ottima sponda sulla quale Berni, nel tipico stile dello scaldaculo®, batte il portiere avversario di controbalzo e regala la sospirata rete del pareggio. Nei restanti dieci minuti della prima frazione il Perarolo, liberatosi appunto dal fardello della ricerca del gol a tutti i costi, dimostra di che pasta è fatto: sapienti manovre palla a terra, discese incontenibili sulle fasce e - putroppo - imprecisione sottoporta, sono sufficienti a far vedere i sorci verdi agli ospiti, che accolgono con malcelato sollievo il duplice fischio.
 
Al ritorno dagli spogliatoi la caminese sembra un po' più convinta dei propri mezzi e abbandona il copione "palla lunga e padalare" utilizzando il più collaudato "palla lunga, pedalare e provare a tirare in porta". Ma il forcing dura poco più di dieci minuti, giusto il tempo necessario a Beccò per prodursi in un'elegante parata in sette tempi: palla calciata da metà campo e diretta tra le sue mani sicure, presa saponettata, palla che lo scavalca, palla che sta per varcare la linea bianca - quella del "gol", non quella del "fuori", Beccò che si intorcola, si intrufola tra la rete, si inarca, si interseca, si intercetta, si interrompe e in tutta tranquillità la riacciuffa. Nonostante le proteste degli ospiti, l'arbitro non concede il gol, e Beccò può ancora guardarsi allo specchio.
Il Perarolo a quel punto reagisce e inizia a manovrare con più diligenza: il valzer sulle fascie non da i frutti sperati, ma Paolo riesce ad avere la meglio in un paio di occasioni sul diretto avversario ed è solo per qualche centimetro di troppo che i suoi lanci non finiscono tra i piedi di Pato o Kiba. Inizia anche lo show del portierone caminese, uno a cui non avresti dato una lira prima - e francamente anche dopo - il match, ma che evidentemente durante il match sa come guadagnarsi la pagnotta: con tre interventi miracolosi salva la propria rete su altrettante occasioni firmate Paja Onga, Berni e Jack. E poichè nel calcio spesso non vince chi merita, ecco che a dieci minuti dal termine arriva il gol beffa, un gol perfettamente uguale a quello incassato nel primo tempo, con la differenza che la palla filtrante non è frutto di un calcio piazzato ma di un passaggio, ma direzione della palla, movimento dell'attaccante, impassibilità della difesa e risultato sono i medesimi. 2 a 1 e stato di shock per il Perarolo. Iniziano anche le prime scaramucce tra le panchine, laddove l'eleganza dei giocatori e della dirigenza ospite si dimostra degna di un invito a Buckingham Palace. E pensare che al 95° la squadra di casa avrebbe ancora la possibilità di pareggiare e far digirire un boccone amarissimo agli avversari: l'arbitro assegna un rigore per fallo di mano, probabilmente anche dubbio, e sul dischetto c'è Paja Onga "la sentenza" Zaghetto. Che tuttavia si dimentica di essere se stesso, si trasforma in David Campese e con la freddezza dell'estremo australiano trasforma in mezzo ai pali, ma quelli dell'H da rugby, non quelli che contano in un campo da calcio.
Lapidato da compagni e tifosi, a fine gara troverà il modo di dare un sentito addio alla famiglia: l'isola dei famosi lo aspetta a braccia aperte.

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COREZOEA 1 - PERAROEO 1

U.S. Perarolo - 2006/2007 Filed Under:
Correzzola. Pochi kilometri più a sud, e sei a Rovigo; pochi kilometri più a est, e sei a Cioza; pochi chilometri in qualunque direzione, e sei in mezzo ai campi. Siamo ai confini dell'impero, luoghi sperduti e desolati, dove un metro quadrato di casa costa mille euro, e dopotutto ti sembra pure un prezzo esoso; dove gli spogliatoi non sono più grandi della Croma di Totò e per lavarti devi fare i turni; dove le fidanzate dei padroni di casa guardano i corpi nudi e statuari degli ospiti insaponati e incipriati sotto la doccia, nudi come mamma li ha fatti.
Al di là delle note di colore, il Perarolo sa che questa è la prima vera sfida dell'anno: di fronte una compagine che occupa la prima posizione in classifica, 3 vittorie e una sola sconfitta con lo stesso Sambruson che ha sconfitto i giallorossi, ieri in bianco. Il terreno di gioco, incredibilmente vista la disponibilità, non è più grande del Fazzoletto di Arzerello, ed è pure ingannevole perchè quella che sembrava un'erbetta ben curata in realtà nasconde una serie di buche e gibbosità che non rendono giustizia ai buoni piedi schierati in campo e al lessico schierato in questa cronaca.
Ad ogni buon conto: il Perarolo si schiera in campo con la stessa formazione della domenica precedente eccezion fatta per Luca Pajaro che al momento del fischio d'inizio si trova a girovagare ubriaco per le vie di Treviso, seguito passo passo e a sua insaputa da Simone Piedone l'Africano, proud owner of the worst facebook in the world. Al suo posto, di Pajaro, non di Piedone, il redivivo Trivella che torna all'antico ruolo di centrocampista. Attorno a lui ruotano Fefè e Totò; in attacco ci sono Paja Onga e i gemelli lucani; in difesa Berni, Camacho, Jack e Abdul Bernoccolo Karim. In porta Rutto Beccò. Come capita spesso nei campi di dimensioni ridotte, sono i padroni di casa a condurre le danze, ma è il Perarolo ad avere la prima opportunità: Paja scende sulla fascia destra e mette una palla invitante al centro dell'area, Kiba è tutto solo ma aspetta un attimo di troppo, non si coordina bene e spara a lato da pochi passi. A gol sbagliato gol subito: rinvio maldestro degli ospiti, la palla carambola in area nei pressi di Jack il quale si trova palla e avversario troppo vicini per evitare il contatto. Rigore che si può definire sacrosanto, per quanto sfortunato.
"E' stata una sensazione inebriante, la prima volta che mi capita" racconterà a fine partita un Beccò ancora emozionato per aver toccato con le proprie dite la sfera calciata dal dischetto del rigore. Ovviamente è finita alle sue spalle, ma già il fatto che l'abbia sfiorata ha alzato le quotazioni riguardo ad una sua parata entro la fine della carriera: già da oggi la snai quota l'evento 1 a 100.000, ovvero puntando un euro se ne vincono 100.000, il 15% in meno di sabato scorso.
Il Perarolo reagisce prontamente e non passano molti minuti per il pareggio: dopo un paio di ottime combinazioni palla a terra, i giallorossi trovano il gol con Kiba che si incunea tra la coppia centrale e da fuori area batte il portiere avversario in uscita. A quel punto la partita non si esaurisce, anzi entrambe le squadre cercano il raddoppio: il Correzzola punta tutto sui lanci lunghi e sui calci da fuori, coi quali colpisce ben due legni e in una terza occasione risveglia i reni di un Beccò sempre puntuale e presente. Nell'altra metà campo Pato e Paja mettoni i brividi ai terzini avversari, in particolare è il primo a meritarsi gli applausi di entrambe le tifoserie allorquando alla fine del primo tempo viene imbeccato, per sbaglio, da Cugino, stoppa a seguire lasciando tutti di stucco - anche i propri compagni - per la precisione dello stop, e calcia di prima intenzione da fuori area. La palla compie una traiettoria imprendibile per il portiere, ma si abbassa con un istante di ritardo, sorvolando la traversa di pochi centimetri e dando a tutti l'illusione del gol.
 
La ripresa segue lo stesso copione, con entrambe le squadre alla - vana - ricerca del gol della vittoria: da una parte e dall'altra si sprecano le occasioni, vuoi per le paratissime di Beccò, vuoi per la poca precisione del reparto avanzato perarolese. Le difese sono più interessate a sbrogliare la matassa che a ripartire con razionalità così il match si trasforma in una partina di ribattino, con continui capovolgimenti di fronte e il centrocampo che si trasforma in spettatore pagante. Sono gli ospiti ad avere le ultime occasioni propizie per passare in vantaggio, ed in particolare è Pato Cavallo a ritrovarsi la palla della vittoria tra i piedi, ma nella confusione generale non trova la freddezza giusta per battere a rete, sprecando a lato.
Il pareggio finale pertanto è un risultato più che giusto, la partita è stata combattuta e bella da vedere, la vittoria poteva arridere a l'una o l'altra delle compagini e nessuna delle due avrebbe rubato. Il Perarolo torna a casa convinto di aver passato il primo vero esame della stagione, conscio che ha ancora margini di miglioramento e che il livello del campionato, di qui in avanti, probabilmente si alzerà. "Prima della gara odierna avevamo affrontato squadre piuttosto deboli" commenta il capitano "e a dirla tutta noi non avevamo dimostrato di valere tanto di più. Fa piacere quindi vedere che contro squadre rognose e spigolose come quella di oggi abbiamo ritrovato il carattere che da sempre ci contraddistingue e che nelle domeniche precedenti veniva fuori ad intermittenza".
"Un punto importante, non sarà facile venire a vincere su questo campo" conferma il Baffo "I ragazzi mi sono piaciuti per l'impegno e la voglia di vincere, che hanno dimostrato di avere fino all'ultimo minuto. Questa è la strada giusta!"
Anche Beccò, premiato con la palma del migliore in campo, dice la sua: "Un punto importante, non sarà facile venire a vincere su questo campo. Soprattutto perchè in inverno aspettare mezz'ora per lavarsi può provocare raucedini, influenze, cassamenti e broncopolmoniti. Inoltre in inverno non sarebbe stato possibile lasciare la porta aperta durante la doccia, e le ragazze locali non avrebbero potuto ammirare le nostre grazie".

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AMBROSIANA SANBRUCIONE 1 - PERAROLO VIGONTINA 0

U.S. Perarolo - 2006/2007 Filed Under:
Prima sconfitta in campionato per i ragazzi del Baffo, che in una calda domenica d'ottobre si trovano a dover fare i conti per la prima volta con le ristrettezze della propria rosa. Per un motivo o per l'altro, infatti, i giocatori a disposizione del mister sono solo 14: Paja Onga lamenta un'improvvisa ondata influenzale; Salvo è disperso tra Reggio Calabria e la partita del figlio, o forse è alla partita del figlio a Reggio Calabria; Icio è in gita a Treviso; il Teschio che doveva venire non c'è; di Piero non si hanno notizie... Inoltre, a rendere il tutto più semplice, capitan Camacho è in preda alla malattia definita comunemente come "el cassamento"; Berni è una settimana che non si allena a calcio - anche se immaginiamo che si sia allenato a fare un certo tipo di movimento tra le lenzuola di quelle quattro puttane dell'est; e Jackie, che il Baffo è andato a prendere direttamente all'aeroporto pur di averlo in rosa, è evidentemente afflitto da jet lag e da carenza di testosterone, avendone abusato durante il soggiorno egiziano.
Per farla breve, la formazione è la seguente: Beccò tra i pali, Cugino e Pennywise sulle fasce, Capitan Snaro e Abbronzatura integrale a formare la coppia centrale; Scolo, Chécco, Scajara a metà campo coi gemelli lucani larghi in fascia e Paolo al centro dell'attacco. A disposizione due portieroni di riserva e il neo tesserato Gigi.
Da notare anche la presenza in panca del d.s. Simone Piedone che dopo aver regalato i palloni nuovi alla squadra, si preoccupa di allargare le scarpe del capitano indossandole per tutto il primo tempo. Ottimo esempio di dedizione nei confronti della squadra.
La partita parte bene per gli ospiti, che sembrano avere maggiore qualità rispetto agli avversari, che pure si dimostrano temibili sulla loro fascia di sinistra, laddove però c'è un ottimo Cugino a fare da guardia. Lo schieramento delle due punte centrali costringe tuttavia Berni a spostarsi nel ruolo di marcatore e a lasciare una maggior libertà agli avversari in mezzo al campo le cui ridotte dimensioni, a cui si aggiunge il continuo scampanamento, favoriscono di gran lunga i padroni di casa che si rendono pericolosi in un paio di occasioni da distanza ravvicinata.
Nel frattempo inizia lo show personale del direttore di gara, che dirige con metro del tutto personale: già dimostratosi particolarmente sveglio durante l'appello (in cui non si accorge che Bedon ha il 13 mentre in lista ha il 15), fischia un po' troppo spesso contatti del tutto irrilevanti, tanto che più che ad una partita di calcio pare di assistere ad una partita di calcetto. Peraltro, questi fischi arrivano un po' più spesso a favore dei padroni di casa che degli ospiti, e in occasione di un mancato fischio Cugino, reo di aver reclamato l'attenzione del direttore di gara con troppa foga, probabilmente svegliandolo, si becca un giallo. Sacrosanto, ma è comunque dubbia l'idea di far battere la punizione laddove il giocatore è stato ammonito, allorquando il fallo era ad almeno 20 metri di distanza. In una parola, una direzione chioggiotta.
E proprio da una punizione inventata (Pennywise si frappone fra un avversario e la palla lasciando che quest'ultima si accomodi tra le braccia pelose di Beccò, azione del tutto regolare, ma non per l'arbitro) che scaturisce il gol che deciderà la sfida. Bella parabola che si insacca sul palo coperto, proprio sotto al sette.
I giallorossi, ieri in giallorosso, sciaguratamente!, reagiscono subito e conquistano un'ottima punizione con Paolo che viene atterrato al limite dell'area da quello che sembrava essere l'ultimo uomo. Sembrava appunto.
Paolo calcia splendidamente ma la palla esce di un soffio, dando a tutti l'illusione del gol.
 
A quel punto la partita prende  una piega abbastanza noiosa: gli ospiti faticano a costruire gioco, "merito" anche di un campo davvero ostico per durezza e gibbosità (gibbosità signori, che lessico!), mentre i padroni di casa, che badano ovviamente a conservare il vantaggio, adottano il sistema palla lunga e pedalare. Sistema che ha anche un discreto successo viste le già citate condizioni della retroguardia perarolese, per quanto Beccò non sia mai in evidente pericolo.
 
La seconda frazione di gioco è un vero calvario per i giallorossi, che a fatica riescono a superare il centrocampo con raziocinio, affidandosi invece quasi esclusivamente a lanci lunghi nel vano tentativo di scavalcare la retroguardia. Nell'unica occasione in cui giocano palla a terra dimostrano di poter fare malissimo all'avversario, ma il triangolo strepitoso tra Paolo, Fefè e Pato, fino a quel momento del tutto evanescente, si conclude tra i pugni del portiere, autore di un intervento magistrale. I padroni di casa sfiorano il raddoppio di nuovo da calcio piazzato, allorquando Beccò si trova a ribattere due palloni scagliati da pochi centimetri nel giro di una manciata di secondi, ma per uno come lui, con i riflessi di un gatto, è un gioco da ragazzi. Il Sanbrucione congela gioco e cronometro, affidandosi alla sapiente direzione arbitrale che assegna numerosi falli ai padroni di casa, e come ciliegina sulla torta - nonostante i 4 cambi - concede solo 3 minuti di recupero, durante i quali peraltro gli ospiti più che rischiare il pareggio rischiano l'espulsione di Camacho (fallo da ultimo uomo) e il secondo gol da punizione proprio sugli sviluppi del fallo fischiato al capitano.
 
In definitiva, non si può certo dire che i padroni di casa abbiano rubato i tre punti, anche se un pareggio forse sarebbe stato ugualmente giusto, per la pochezza delle due squadre in campo. Spiace notare che il livello del torneo è davvero basso e che le possibilità di promozione sarebbero quindi altissime: se la rosa fosse un po' più numerosa senz'altro ci sarebbero più frecce all'arco del Baffo che invece si trova a dover fare i conti con un numero esiguo di giocatori e la sostanziale impossibilità di cambiare registro in corsa. Se fallisce il piano A, il perarolo allo stato attuale non ha i mezzi, leggasi: i giocatori, per mettere in atto il piano di riserva. Sul piano della qualità, probabilmente non dobbiamo temere nessuno, ma certo è impensabile portare avanti un campionato con 14-15 giocatori a disposizione. Con la brutta stagione che si avvicina, le settimane bianche, i cartellini, le influenze, purtroppo non è così assurda l'ipotesi di ritrovarsi in 10, se non di meno, in campo.

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